Hell Fest Recensione

Titolo originale: Hell Fest

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Hell Fest: la recensione del divertente horror di Gregory Plotkin

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Hell Fest: la recensione del divertente horror di Gregory Plotkin

Cosa potrebbe esserci di meglio del festeggiare Halloween con degli amici dotati di VIP pass, in un parco divertimenti a tema horror? Se da noi, tutt’al più, vengono assunti dei figuranti spaventatori per le festività di fine ottobre, in America, dove da sempre fanno le cose in grande, esistono davvero strutture del genere di quella che fa da sfondo al film, festival infernale o luna park del terrore, dove sai che avrai paura, potrai essere inseguito e perfino toccato da mostruose creature (previa firma su una liberatoria) , giocherai al tirassegno dove (non) vincerai pupazzi a tema horror da regalare alla tua dolce metà, ti ubriacherai e pomicerai con la tua ragazza/o nella variante moderna del classico tunnel degli orrori e poi tornerai tra le sicure pareti della tua casa, stanco, felice, e liberato per un po’ dal peso della vita quotidiana.

Il finto pericolo, con la paura che ne scaturisce - come ben sa chi ama il cinema horror - fa bene, gli spaventi generano scariche di adrenalina che ti rimettono in sesto, perché sai che niente di quanto vedi sullo schermo o in un parco a tema potrà mai davvero nuocerti. Ma in un luogo deputato a quel tipo di divertimento, pieno di mostri e di morbose giostre e attrazioni, un serial killer può passare inosservato e agire indisturbato: può perfino superare senza problemi la prova del metal detector all’ingresso, perché tiene in tasca la maschera che indosserà e adopererà le armi di cui il luogo è (naturalmente) prodigo. È quello che accade in Hell Fest, diretto da quel Gregory Plotkin che ha montato per la Blumhouse due gioiellini come Scappa - Get Out e Auguri per la tua morte, nonché il divertente Game Night (ma ha anche diretto – va beh – Paranormal Activity 5) e che realizza con gusto e senso scenografico un horror che potrebbe essere la moderna versione in realtà aumentata e deluxe de Il tunnel dell’orrore di Tobe Hooper. La sceneggiatura non è sua, ma si capisce chiaramente che si è divertito un mondo a percorrere i vari gironi di questo parco infernale.

All’inizio del film, a giudicare dai dialoghi e dall’isteria di urletti e gridolini che accompagna la riunione tra due vecchie amiche, pare quasi di trovarsi in mezzo al classico horror con/per giovani adulti, ma il gioco è molto più sottile. La folle serata ha inizio quando la classica brava ragazza, precisa e seria, torna nella sua città per le vacanze di Halloween e va a trovare la sua migliore (e un po’ più sciolta) amica e si ritrova a sorpresa coinvolta assieme a due coppie in un’avventura che non le va a genio e a cui non parteciperebbe, se non fosse che il ragazzo che le è sempre piaciuto ha preso il biglietto anche per lei. Ben presto realtà e fantasia si confondono e il gruppo viene preso di mira da un tizio con una maschera che li fa fuori ad uno ad uno, in modo assai più splatter di quello che siamo abituati a vedere nei moderni teen horror.

Niente da fare: la vecchia guardia è spesso la migliore garanzia per farci ritrovare il sapore di un horror ben fatto e divertente. Nel caso di Hell Fest parliamo di Gale Anne Hurd, storica produttrice che ha iniziato giovanissima col Padrino dei b-movies Roger Corman, è stata poi collaboratrice e moglie di James Cameron, con cui ha scritto Terminator, ha sposato e divorziato Brian De Palma ed è produttrice esecutiva di The Walking Dead (pazienza se è uno show ormai in caduta libera) e della nuova serie di Amazon, Lore. Perché per mettere su un prodotto come questo ci vuole molta esperienza, conoscenza della materia e amore per il cinema, incluso quello di genere.

La cosa migliore del film è il modo in cui riesce a ricreare l’atmosfera dei classici degli anni Settanta/Ottanta, senza perdersi nel citazionismo ma con tanti piccoli tocchi che ci ricordano i nostri assassini su celluloide preferiti, quelli che hanno sempre avuto la fissa dei teenager. È bella anche l’idea di un omicida che si attiva solo in quella particolare sera dell’anno e in questo tipo di location e il finale, per una volta, non delude le aspettative. Parte della riuscita di Hell Fest si deve anche al protagonista non umano, ovvero il percorso ricreato all’interno di un vero parco divertimenti in Georgia, con una fantasia che è una gioia per gli occhi e che pesca a piene mani nell’immaginario horror, dai classici scheletri alle ricostruzioni più macabre e realistiche: non manca niente, dalle bambole inquietanti alle stanze di tortura, dai demoni alla ghigliottina, dai labirinti alle streghe, fino ad un’improvvisa irruzione della metropolitana (Michael T. Perry è lo scenografo: da applauso).

La sorpresa dei protagonisti è anche la nostra, mentre li seguiamo nel loro viaggio. Luci stroboscopiche, colori primari, rumori, sono il tessuto visivo e sonoro di un film che diventa metafora di quel gran prestigiatore che è il cinema, creatore di illusioni, magie e mondi possibili fin dai tempi dei Lumiére e di Meliès. Non a caso il Master of Ceremonies, una via di mezzo tra il Baron Samedi del voodoo, e – dice lui – un po’ di Mick Jagger e un po' Chuck Berry, è in una piccola ma significativa apparizione il gigantesco Tony Todd, alias Candyman, in questo paese dei balocchi horror dove è un piacere perdersi e stupirsi. Non sarà un capolavoro, ma è un film che fa il suo lavoro, diverte e intrattiene e a tratti fa pure un po’ paura: l’appuntamento perfetto per una bella serata di Halloween in buona compagnia.

Hell Fest
Il Trailer Italiano Ufficiale del Film - HD
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Daniela Catelli
  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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